Navigazione veloce

Risposta del Dirigente Scolastico – prof. Antonio Francesco Diviccaro

Carissimi Studenti,

            Le parole sono pietre, così Carlo Levi intitolava un suo libro di denuncia della situazione siciliana alcuni decenni fa. Quest’espressione vuol dire che le parole devono avere un loro peso, una loro gravità, cioè una loro forza ed efficacia, quindi devono avere una corrispondenza con la realtà. Oggi invece si fa un uso molto superficiale delle parole, soprattutto da parte dei politici, degli opinionisti e di tanti altri che le utilizzano in maniera strumentale.

             Il problema è che poi le pietre rotolano, come ci ha cantato il Nobel per la letteratura, e possono fare danni, specialmente quando ci si rivolge alle giovani generazioni. Come cittadino di Barletta e come Dirigente dell’Istituto Scolastico Nicola Garrone, colgo la Vostra legittima richiesta di chiarimenti per rispondere, mi auguro una volta per tutte, alle reiterate, strumentali e – mi sia consentito – ignoranti, con l’accezione del Vocabolario Treccani del non conoscere una determinata materia, provocazioni che mi pervengono sulla questione delle dinamiche della domanda di istruzione a Barletta.

            Il vostro Istituto Garrone, in netta controtendenza rispetto al decremento demografico che ha caratterizzato il Comune di Barletta e il Meridione d’Italia negli ultimi 10 anni e, dunque, al costante decremento degli studenti iscrivendi alle classi prime della maggior parte degli Istituti superiori (a non voler individuare ragioni ad essi endogene), ha visto aumentare le iscrizioni ai propri corsi di studio del Liceo Artistico (con gli indirizzi di Grafica e di Design) e del Professionale (con gli indirizzi Socio-Sanitario, Commerciale Aziendale e Grafico pubblicitario).

            Questo aumento di iscrizioni (non si dica che sia ascrivibile a meriti della scuola, al suo corpo docente, alla sua didattica innovativa, alla sua organizzazione, alla sua attenzione all’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, alla sua capacità di dialogo e di coinvolgimento delle famiglie, ai rapporti con le realtà produttive del territorio o ad altro ancora) ha costretto l’IISS Garrone, prima, a smantellare alcuni laboratori per destinarli ad aule e, quindi, a richiedere alla Provincia di Barletta-Andria-Trani, di anno in anno, un numero via via maggiore di ambienti, trovati poi in altre strutture scolastiche.

            Devo precisare, carissimi Studenti, che non ho mai avuto l’ardire di richiedere un unico grande edificio destinato al Garrone – che pure lo meriterebbe, visto che non ha mai avuto la ventura di riceverne uno di prima mano, in quanto è stato prima ospite del Liceo classico, poi destinatario dell’edificio dismesso dall’allora ITC Cassandro – ma mi sono limitato a richiedere alla Provincia l’attribuzione di altri ambienti che lo stesso Ente ha individuato tra quelli di sua competenza che, a causa del calo della popolazione studentesca di altri istituti superiori, si erano resi liberi.

            Ebbene, queste nostre richieste devono aver creato un disagio rispetto a legittime e sacrosante necessità di studenti che richiedevano ambienti di apprendimento, quasi fossero figli di un dio minore. Le mie richieste, a volte rese disperate dalla insensibilità di coloro a cui le rivolgevo, hanno avuto come conseguenza, tra le altre, quella di farmi diventare troppo spesso bersaglio dell’accusa gratuita di «accettare troppe iscrizioni», ritenendo forse un crimine dirigere una scuola così “gettonata” dall’utenza.

            Da fedele servitore dello Stato, pur con l’amarezza di vedermi accusato anche da alcuni che ritenevo amici, non ho mancato di mettermi in discussione cercando nella legislazione nazionale una norma che fondasse tali contestazioni e prevedesse la possibilità di rifiutare le iscrizioni ad un Istituto di Istruzione Secondaria Superiore. Avrei così risolto tutti i nostri problemi e disagi.

Ebbene, miei cari studenti, non ho trovato nulla del genere, quanto piuttosto il contrario!

            Ho rinvenuto principi radicati nella coscienza civile e confermati dall’ordinamento giuridico italiano quali quelli della “libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto di apprendere” direttamente desumibili dalla nostra Costituzione nei suoi artt. 29, 30 e 33 nonché dall’art. 147 del Codice Civile, dall’art. 21, comma 9 della Legge 59/1997 e dall’ art. 4, comma 1 del D.P.R. n. 275/1999 che li esplicitano formalmente ponendoli a caposaldo della costruzione del principio dell’autonomia scolastica. Del resto, tale ultimo principio dell’autonomia scolastica è stato ormai riconosciuto costituzionalmente con la riscrittura dell’art. 117 della Costituzione a seguito della Legge Costituzionale n. 3 del 18/10/2001.

            Anche la norma regolamentare (le circolari ministeriali) è molto attenta a riconoscere la valenza dell’iscrizione quale importante momento di decisione e, pertanto, di espressione del diritto alla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, diritto rinforzato dalla vigenza dell’obbligo di istruzione sino al sedicesimo anno di cui alla Legge n. 296/2006, art. 1, comma 622.

            Diversamente opinando e, dunque, affermando il dovere del dirigente scolastico di un Istituto Superiore di rifiutare le iscrizioni, indirizzandole verso corsi di studio completamente differenti offerti da altri Istituti con esubero di aule ma con penuria di studenti, si negherebbe un diritto costituzionalmente garantito: la scelta educativa delle famiglie e degli studenti.

            Alla legittima aspirazione di un nostro giovane concittadino di voler studiare nella propria città, governata dal Sindaco Pasquale Cascella, per conseguire un desiderato diploma, con annessa qualifica riconosciuta dalla Regione Puglia, di Operatore socio-sanitario, di Grafico Pubblicitario o Designer, di Operatore amministrativo segretariale, dovrei rispondere «Mi spiace, non c’è posto! Diventa cuoco o meccanico, geometra o perito elettrotecnico o quanto altro di diverso dalle tue legittime aspirazioni».

            La normativa italiana prevede invece, per le scuole superiori,  prima la scelta delle famiglie e le conseguenti iscrizioni, poi la redazione del piano di utilizzo degli edifici scolastici da parte della provincia. E non potrebbe essere altrimenti: le scuole superiori erogano un servizio formativo differente e non omologo a differenza delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Caso questo per il quale è prevista la non accettazione degli studenti. Quest’ultima invece potrebbe avverarsi nelle superiori solo in presenza di una dichiarazione della provincia di impossibilità di soddisfare le esigenze rappresentate dalla istituzione scolastica. Situazione questa che non si è mai verificata nel nostro caso.

            Spero, con tutto questo, di aver risposto, caro Francesco, alle Tue richieste di chiarimenti e perdonatemi, carissimi studenti del Garrone, se la possibilità che è stata offerta a Voi, quella di scegliere liberamente la scuola secondaria superiore che desideravate frequentare, intendo garantirla, nel rispetto innanzitutto della nostra Costituzione ma anche del Vostro futuro (sul quale noi adulti abbiamo già iscritto una  pesante ipoteca, vedi il debito pubblico accumulato in questi anni), anche a coloro che verranno, in modo da preservare la legittima aspirazione di ciascuno a perseguire il proprio successo formativo.

            Se questo significherà affrontare altri disagi o altre accuse, a dispetto di chi, con troppa faciloneria, liquida il tutto attribuendomi colpe gratuite, lo farò nella convinzione di dover essere un fedele servitore delle Leggi italiane, invitandoVi a farlo con me e a confermare quell’esempio di stile, compostezza, rigore e maturità che ha caratterizzato, anche in altri momenti, la comunità scolastica del nostro Garrone.

            Non ho commenti da fare ormai sull’assoluta mancanza di rispetto nei confronti di tutti gli studenti e delle loro famiglie che trasuda dal tenore di accuse rivolte ad altri per scrollarsi di dosso le responsabilità della disgregazione del tessuto scolastico locale, inclusa la scomparsa di Istituti storici di questa città, a causa delle carenze nella manutenzione degli edifici, dell’incapacità di contribuire al superamento degli ostacoli nella costruzione di quelli nuovi, anche in avanzato stato di lavori, e della mancanza di volontà di imporre quelle decisioni che renderebbero molto più efficace ed efficiente l’utilizzo delle risorse esistenti.

Con affetto.                                  Antonio Francesco Diviccaro, il Vostro preside